1.
Da un ritiro predicato ai religiosi della sua Congregazione a Marsiglia, nel 1862,
nell’ottava dell’Epifania.


“Si scires donum Dei” (Gv 4,10) - questo ineffabile, perpetuo dono dell’Eucaristia. Ah! Se gli uomini sapessero, se gustassero la soavità, il dono del suo amore!…. L’Eucaristia è: 1° Gesù Cristo diventato memoriale, dono, prova tangibile del suo amore per l’uomo… 2° È Gesù Cristo, avendo come fine l’uomo singolo…. 3° L’Eucaristia, l’amore per tutti e per ognuno. Sole per ciascuno e per tutti… 4° L’Eucaristia amore perpetuo. Ecco l’amore che fa di Gesù Cristo, l’ospite, la vittima, la comunione di ogni uomo, di tutti gli uomini e ciò per sempre… Eppure l’uomo lo lascia solo, lo dimentica, lo disprezza, lo nega, lo profana. Qui la lotta tra l’amore e l’indifferenza: chi vincerà, Gesù che ama o l’uomo che ha paura dell’amore?…

2.
Agli inizi del 1865, Eymard si trova a Roma per trattare una fondazione della sua Congregazione a Gerusalemme. Approfitta delle lungaggini nelle trattative per fare un ritiro di ben tre mesi, decisivo per il suo sviluppo spirituale. In questo estratto dell’11 maggio, ricorda che tutte le devozioni devono tendere alla comunione eucaristica come loro obiettivo.

11 maggio 1865… C’è nell’ordine soprannaturale una grazia di perfezione… Perché delle grazie di carattere o di attrazione?…. Gesù Cristo lo fa per una ragione divina. Lo spirito umano è troppo limitato per abbracciare tutte le virtù e non può con un solo colpo d’occhio, il suo sguardo sarebbe troppo contratto, mancherebbe di semplicità, soffrirebbe. Il movimento non sarebbe unico, centrale, ci sarebbero delle linee, ma dei raggi che convergono verso un centro, mai! Una grazia dominante… semplifica la vita, le azioni, accorcia anche il cammino che porta alla felicità. La più grande di tutte, è la grazia eucaristica… Essa supera la Passione, e perché? Perché il suo oggetto è più perfetto. Gesù è più vicino a noi nell’Eucaristia che negli altri misteri. L’unione è più intima; le fiamme ci circondano da ogni parte. Non ci resta che cooperare e unire la nostra fiammella a questo fuoco affinché brucino l’una per l’altro. La grazia di attrazione al Santissimo Sacramento… dà un carattere di vita più perfetto. Ci traccia verso gli altri misteri una strada molto facile. Questa grazia eucaristica è comunissima. Poche anime arrivano alla perfezione perché attratte da qualche altro mistero, fosse anche la Passione. Questa attrazione separata dalla Comunione è immolante, crocifiggente. La grazia di attrazione all’Eucaristia, al contrario, è una grazia di dolcezza, di espansione del nostro amore in Gesù Cristo. È più facile esprimere sentimenti che lasciarsi crocifiggere. Dall’Eucaristia, voi andrete al Calvario, a Betlemme, ma questi misteri se sono separati dalla comunione sono senza vita… Un’anima che si comunica parecchie volte durante la settimana ha una grazia eucaristica; deve attrarre su di sé tutte le altre devozioni quale loro madre e regina.

3.
Eymard, allontanandosi decisamente da una fede centrata sulla sofferenza e ossessionata dal peccato, riscopre la prospettiva della risurrezione caratteristica dei primi secoli del cristianesimo. In questa prospettiva, le espressioni: «festa» e «celebrazione» sostituiscono il linguaggio usuale, quasi esclusivamente «sacrificale», così tipico del suo tempo.
Due testi, in occasione della festa del Corpus Domini, il primo del 1865 e il secondo del 1867, rilevano questo cambiamento di prospettiva.


1° giugno 1865… Voi sapete perché la Chiesa non celebra la festa del Corpus Domini il Giovedì santo? Perché la settimana santa è una settimana dedicata alle lacrime e alle tribolazioni. Lo stesso Giovedì santo non termina forse nell’orto degli Olivi?
20 giugno 1867… “Haec dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea…” Corpus Domini … giorno di gioia e di festa. 1° Per Nostro Signore… giorno… consacrato alla sua persona. Le altre feste celebrano un mistero passato… Qui al contrario tutto è attuale perché tutto è rivolto alla persona di Nostro Signore vivo e presente in mezzo a noi. C’è tra noi e l’oggetto di questa festa una relazione esistenziale, da corpo a corpo… Facciamone dunque una festa di gioia… La Chiesa avrebbe potuto fare questa festa il Giovedì santo… Ma questa festa non sarebbe stata abbastanza gioiosa per il pensiero della morte incombente.. Il Giovedì santo ha adorato il mistero non l’ha celebrato. La festa l’ha ritardata fino a dopo… la Pentecoste… poiché la pienezza della grazia non ha ancora preso possesso delle anime. Oggi tutto è pronto. La Chiesa è stata fondata nel giorno della Pentecoste. È entrata nella sua vita attiva. Può celebrare con tutto il suo splendore la festa del suo Sposo… 2° È in secondo luogo la grande festa della Chiesa. La Chiesa è la sposa di Nostro Signore glorioso e risuscitato, non di Nostro Signore che sta nascendo o morendo…. La croce è passata. Nostro Signore è ancora con la sua Chiesa che non può rimanere vedova… Chi la direbbe oggi… essa trionfa nel suo Sposo. 3° Infine questa festa è la vostra ed è la nostra. La Società del Santissimo Sacramento esiste solo nella e per la Festa del Corpus Domini… Noi dobbiamo perpetuare la Festa del Corpus Domini.

4.
Anche se il padre Eymard insiste particolarmente sul posto dell’Eucaristia nella vita del cristiano in quanto persona singola, diventa sempre più consapevole del carattere ecclesiale del sacramento e ciò emerge chiaramente dai testi veramente sorprendenti per quel tempo. Il seguente notevole esempio è un estratto di un articolo che scrisse nel 1860 per la sua rivista intitolata “Il Santissimo Sacramento” ed illustra eloquentemente la sua nuova visione.

Gesù ama la Chiesa come sua Sposa. È morto per lei, dice san Paolo, per santificarla, affinché fosse per lui una sposa gloriosa, senza macchia, santa e immacolata. Ora come si potrebbe supporre che questo sposo divino abbandonerà questa sposa così degna del suo cuore da dove è uscita? San Paolo ordina agli sposi di amare le loro spose come Gesù Cristo ha amato la sua Chiesa: quale sposo che potendosi sottrarre alla morte, spezzarne i legami, non lo farebbe subito per restare o ritornare con la sua amatissima sposa, e non lasciarle solo dei semplici ricordi della sua tenerezza? Ma la potenza dell’uomo non arrivò fino a questo punto: solo Gesù ha potuto sopravvivere. Si è alzato prima dalla tomba, glorioso e trionfante, come il leone di Giuda esce dal suo sonno; ha risuscitato il suo corpo…. Eccolo che parla ancora visibilmente con i suoi apostoli. Poi è asceso maestosamente in cielo. Ma, ben lungi dal lasciare la Chiesa, si è moltiplicato per lei… ha voluto esserne meglio posseduto. Vedete dunque che questa Sposa di Gesù, non è triste come una vedova abbandonata: al contrario è fiduciosa e radiosa, perché ha sempre il suo Amato… La Chiesa è una madre, e anche a questo titolo il Signore le doveva l’Eucaristia. “Rallegrati, dicono il profeta e l’apostolo, tu che non partorisci, grida nell’allegria, tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell’abbandonata più di quelli della donna che ha marito” (Gal 4,27). E di fatti… la Chiesa cattolica deve conquistare alla sua fede e al suo amore tutte le nazioni della terra che diventeranno figlie sue… Ma quale potente alimento questa madre divina darà agli uomini per farne degli altri Gesù Cristo?. Come formerà dei confessori, delle vergini e dei martiri, se non con il pane dei forti?…Ed ancora come crescono vigorosi i veri figli della santa Chiesa…!… Noi solo abbiamo il pane sacro, non soltanto per i leviti ma per tutti i fedeli, dal fanciullo che muove i suoi primi passi nella vita fino al vecchio che sta per morire. Ecco la nostra forza e la nostra gioia: grazie all’Eucaristia i cristiani celebrano un banchetto dove tutti senza gelosie, né distinzioni, partecipano alla stessa mensa divina e bevono dalla stessa coppa celeste. È la festa gioiosa della vera fraternità, che possiamo far durare per sempre… Che Gesù Cristo sia dunque lodato per aver lasciato alla sua Sposa… non un ritratto senza vita, ma tutto se stesso. Sappiamo… apprezzare e gustare questo alimento… è il mezzo per conservarci degni di un tale padre e di una tale madre.

5.
Le intuizioni di san Pier Giuliano sulla natura della comunione sacramentale, sono il frutto di una profonda esperienza personale del mistero. Ciò è evidente in tutto ciò che ha detto su questo argomento durante gli ultimi anni della sua vita; ed è questo che ha dato alle sue parole la loro indiscutibile forza di persuasione, qualità spesso notata da chi l’aveva ascoltato.

28 marzo 1867. … Il pane dell’eucaristia è soprattutto il pane, l’alimento per lo spirito…. Nella comunione… voi godete di Nostro Signore, in Nostro Signore. Nostro Signore si è chiamato pane di vita e di intelligenza. Io dico che solo la comunione dona questa intima conoscenza. Nostro Signore dice: chi mi ama osserva la mia parola io mi manifesterò a lui, cioè: mi farò conoscere a lui più chiaramente per mezzo del mio amore; ma questa manifestazione più evidente si ottiene solo nella comunione… Questa gioia dello spirito, questa manifestazione della comunione produce in noi il gusto di Dio: “dedit illi sensum”, è detto nella Scrittura. Questo gusto di Dio è il sentimento di famiglia, ci introduce nelle dolcezze del suo cuore. Questo gusto ce lo fa conoscere più con il sentimento che non con il ragionamento. … Nella comunione entriamo nell’amore, nel cuore di Gesù Cristo, prendiamo lo spirito del suo amore, il suo vero senso, il suo vero giudizio….

6.
Poco prima della sua morte, le parole di padre Eymard sullo stesso tema, rivolte questa volta alla signora Edmée Brenier di Montmorand, allora residente a Shanghai, risuonano, per la loro limpidezza e vigore, come la sua ultima volontà, come suo testamento.

19 maggio 1868…. La vostra buona zia mi ha fatto leggere le vostre lettere… io le ho lette davanti a Nostro Signore e l’ho ringraziato per le grazie che vi concede. È chiaro che il vostro direttore è provvidente e misericordioso … Adesso ascoltate un piccolo consiglio: nutritevi di Nostro Signore, del suo spirito, delle sue virtù, della sua verità evangelica, della contemplazione dei suoi misteri. Non vi allontanate da lui. Ha detto “Se resterete in me e se le mie parole resteranno in voi, tutto ciò che vorrete vi sarà dato”. Mettetevi non nei raggi, ma nel sole, e avrete tutti i raggi fin dalla loro origine. Attingete da tutto ciò che fate il pane di vita di Gesù, e allora niente vi indebolirà. Restate piuttosto nella luce della bontà di Dio… La luce, è la conoscenza della sua perfezione, del dettaglio e delle ragioni dell’ amore, nei suoi doni, nella sua manifestazione all’uomo. Siate felice quando Gesù vi mostra la ragione della sua bontà, del suo amore, delle sue virtù ed anche e soprattutto nelle prove e nei sacrifici che egli amorevolmente manda all’anima che ama… Studiate, cara figlia, studiate Nostro Signore, e cercate di conoscerlo, di carpire i suoi segreti, il perché del suo cuore, e sarete rinvigorita. Andate sempre verso il suo cuore, rifugio e gioia della vita. Date al prossimo le fiamme del vostro cuore devoto, ma lasciate questo cuore nel Cuore di Gesù….

7.
Il santo, negli ultimi anni della sua vita, cerca incessantemente di esprimere le implicazioni che derivavano dalla sua comprensione della “forza plasmatrice” (Card. C. M. Martini) esercita nel cuore del credente da Cristo, grazie al sacramento della comunione.

9 maggio 1867…. Notate ciò che Gesù dice quando fa il primo annuncio dell’Eucaristia: io sono il pane di vita: chi mangia di questo pane vivrà per me e in me. Ecco due vite - la vita divina e quella dell’anima pura; si è formata una società. Nostro Signore aggiunge: chi mangia di questo pane non perirà mai, ma vivrà in eterno… Comunicarsi… è unirsi a Gesù vivente… La comunione è un’unione di amore. L’amore vuole l’unità dei sentimenti, dei pensieri, delle gioie, delle pene, in una parola, l’unità di vita. Pertanto la comunione esige necessariamente una unità di vita… La comunione è un banchetto celeste, il pasto nuziale dell’Agnello….

8.
Durante gli anni 1860 e seguenti, l’immagine del Cenacolo, cioè della “grande sala” dell’Ultima Cena e luogo tradizionale della Pentecoste, assumeva una grande importanza nel pensiero di Eymard. In una sua omelia, che pronuncia il giorno dell’Ascensione (25 maggio 1865), Eymard insiste sull’espressione usata negli Atti degli Apostoli, “mangiando con loro”, tratta dalla lettura liturgica del giorno.

25 maggio 1865… Nostro Signore parte dal Cenacolo. Ah! Fratelli miei, c’è là un mistero. L’Evangelista dice che partì dopo aver mangiato: convescens. Cenò con loro; è l’amico che condivide per l’ultima volta il pane del suo amico. È il pasto della fede e dell’amore… Bisogna partire dal Cenacolo: convescens Perché? Perché quando si inizia un viaggio dobbiamo mangiare per non sentirci male durante il cammino. Si, fratelli miei, per viaggiare è necessario mangiare il pane di vita, il pane dei forti, questo è il pane che ha sostenuto gli Apostoli nella conquista del mondo… È dal pane che le anime sante prendono forza e vita; quelle che non lo fanno cadono durante il cammino. E perché? Perché non hanno preso il viatico, cioè il pane del viaggiatore… Per continuare su questa strada, bisogna aver attinto la forza nel Cenacolo.

La Santa Comunione… gli (a Gesù Cristo) dona una seconda vita a maggiore gloria del Padre suo. Nel cielo, con il suo corpo glorioso Gesù non poteva più onorare il Padre suo con l’ omaggio del suo amore libero e generoso, allora si è creato una nuova vita con l’Eucaristia - con la Comunione, verrà nell’uomo farà una società con l’uomo, si unirà a lui, non ipostaticamente come nella prima (unione), ma sacramentalmente…. Per mezzo di questa vita sacramentale, l’uomo darà un corpo mortale al corpo risuscitato di Gesù, un cuore di carne per racchiudere il suo amore, la libertà della propria vita per continuare le sue virtù. Così l’uomo per mezzo della Comunione si trasformerà in Gesù Cristo, lo farà rivivere in lui - passerà nel comunicante qualcosa di divino - l’uomo lavorerà e Gesù Cristo darà la grazia del lavoro: l’uomo conserverà il merito e Gesù la gloria. - Gesù potrà dire al Padre suo: io ti amo, io ti adoro, io soffro ancora, io vivo nell’uomo. Ecco l’ultima parola dell’Eucaristia. Qui (N.S.) non (viene?) sulla terra se non per la gloria del Padre. Avendo lasciato questa terra non ha voluto privare il Padre della gloria che riceveva dalle sue azione teandriche, ma moltiplicandosi nei comunicanti si presenta al Padre dicendo: “sono ritornato a godere della mia gloria, m’incarno di nuovo per la tua gloria in tutti questi credenti per onorarti ancora con loro e in loro”. Capite come N.S. sa unire la gloria del Padre alla nostra felicità? Comprendete questa meraviglia di amore del Figlio per il Padre e per noi? (Gesù Cristo) è voce in me, per vivervi per il Padre suo e per essere così in me, si dona nella santa Comunione.

9.
Per san Pier Giuliano, l’Eucaristia, unendo i credenti intimamente a Cristo, prolunga l’incarnazione fino alla fine dei tempi, e permette così a Cristo di continuare la sua opera salvifica presso gli uomini per la gloria del Padre suo.

4 aprile 1867. .. L’Eucaristia… è il pane dello spirito. Ma è anche il pane di vita, il pane del cuore, dell’amore… il dono di Dio stesso…. La più grande prova dell’amore di Dio per noi. È il sacramento dei sacramenti, il primo in dignità, il primo per l’amore di chi l’ha istituito. È alimento divino con il quale la nostra anima si sazia di Dio. È soprattutto il testamento di Dio nel quale troviamo: 1° la conoscenza della legge dell’amore, 2° la grazia specialissima dell’amore; 3° la virtù dell’amore e la sua pratica..

E quindi che cosa è l’amore? È il dono. Da che cosa lo si riconosce? Da ciò che dona. Ora… queste due condizioni sono per eccellenza nell’Eucaristia. Nell’Eucaristia Nostro Signore ci dà tutte le grazie, ci gratifica con tutti i suoi doni: ci dona se stesso, fonte di ogni dono. Nell’Eucaristia riceviamo i frutti e le grazie di tutti i suoi misteri passati, presenti e futuri. Nell’Eucaristia noi siamo obbligati a riconoscere l’amore di Dio che è il dono completo e perfetto. Che questa legge di amore sia incisa nei nostri cuori senza altro intermediario che la santa comunione. È solo dopo l’istituzione dell’Eucaristia che Nostro Signore proclama la legge dell’amore. Dopo aver dato se stesso, dice : restate nel mio amore… Amatemi con amore fraterno, famigliarmente….1°….

2° La comunione dà la grazia dell’amore. Come potete riconoscere Nostro Signore come un amico? L’amicizia è basata sull’uguaglianza e sull’unione; e queste due cose non si trovano se non nell’Eucaristia… Dio è venuto a sedersi al nostro focolare, è venuto ad allacciare con noi una società di vita, di beni, di meriti. Ha fatto delle proposte, io non sono troppo sfacciato e ho dei diritti a chiamarlo con il nome amico… Dopo la Cena Gesù dice ai suoi apostoli: non vi chiamerò più servi, ma come? Gloria di Dio, forza di Dio, medicina di Dio, come gli arcangeli? Molto più di questo; io vi chiamerò miei amici…. Perché tutto quello che ho imparato dal Padre io ve l’ho rivelato, ora anche voi conoscete i segreti del re.

10.
Nel 1865, il padre Eymard approfondisce durante il suo ritiro le implicazioni dell’unione stabilita con i credenti per mezzo della comunione, e sceglie per modelli il Verbo Incarnato e la Beata Vergine Maria. Il 7 febbraio egli scriveva nel suo diario.

2° Maria…. Era tutta concentrata nel suo divino frutto… principio, centro e fine della sua vita… Ecco la vita che Nostro Signore vuole da me…. Formare Gesù in me, far vivere Gesù in me, e tutto per Gesù… ecco dove bisogna arrivare. Gesù mi vuole far condividere la grazia di Maria nella sua incarnazione - e venire a vivere in me affinché io viva in lui e per lui…. È nel nostro intimo che vuole stabilire il suo regno - spingendoci così a restare con lui -, a fare nei suoi confronti ciò che fece la Santissima Vergine nella sua Incarnazione. L’unione con lui, ecco l’ultima preghiera di Gesù Cristo… “ut sint unum, sicut et nos unum sumus”… San Paolo dice che noi siamo le membra di Gesù Cristo e dice di lui: “vivit vero in me Christus”. Eucaristia…qui manducat in me manet et ego in illo…Ci si comunica al corpo e al sangue di Nostro Signore per unirsi più intimamente al suo spirito, alla sua anima, alle sue azioni, alle sue virtù, ai suoi meriti, infine alla sua vita divina… C’è dunque unione con Gesù per mezzo della fede… C’è un’unione di amore… di spirito …. Infine l’unione di comunione che più si avvicina all’unione ipostatica della natura umana con la natura divina nella persona del Verbo dove la natura umana ha perduto la sua propria personalità, non essendo più io ma la persona divina del Verbo. Per aiutarci in questa unione Nostro-Signore ha istituito l’Eucaristia…

11.
Il 21 marzo segna il momento culminante del suo lungo ritiro, quando al termine delle molte settimane di ascesa alla “montagna dell’amore”, fa il voto perpetuo della sua personalità al Signore. Cerca di esprimere le sue intuizioni ricorrendo per preferenza alle espressioni usate da San Paolo e San Giovanni riguardo all’unione tra il credente e Cristo. Si percepisce nelle sue annotazioni la difficoltà che sperimenta il mistico di rendere intelligibile la sua esperienza attraverso il linguaggio della teologia del suo tempo.

Ringraziamento. Alla fine ho fatto il voto perpetuo della mia personalità a Nostro Signore Gesù Cristo tra le mani della Santissima Vergine e di S. Giuseppe sotto il patrocinio di s. Benedetto (la sua festa): niente per me, personalmente, imploro le grazie necessarie, modello: l’Incarnazione del Verbo.

Ora come con il mistero dell’Incarnazione la santa umanità di Nostro Signore è stata annientata nella sua propria persona, tanto che non si cercava più, non aveva più particolari interessi. Non agiva più per se, avendo in se un’altra persona, cioè quella del Figlio di Dio, che ricercava soltanto la volontà del Padre suo, che cercava sempre in tutte le cose; anche io devo essere annientato a qualsiasi mio desiderio, interesse e avere solo quelli di Gesù Cristo che è in me per viverci per il Padre - ed è per essere così in me che si dona nella santa Comunione, “sicut misit me vivens Pater et ego vivo propter Patrem et qui manducat me et ipse vivet propter me” -. È come se il Salvatore dicesse, inviandomi per mezzo dell’Incarnazione, il Padre mi ha tolto ogni desiderio di ricerca di me stesso dandomi non la persona umana, ma unendomi a una persona divina, per farmi vivere per lui, così per la comunione, tu vivrai per me, perché io sarò vivo in te. Colmerò la tua anima dei miei desideri e della mia vita che consumerà e annienterà in te tutto ciò che è tuo: tanto che sarò io che vivrò e desidererò tutto in te invece di te - e così tu sarai tutto rivestito di me - tu sarai il corpo del mio cuore, - la tua anima, le facoltà attive della mia anima, - il tuo cuore, il ricettacolo, il movimento del mio cuore. Io sarò la persona della tua personalità e la tua personalità sarà la vita della mia in te. - “Vivo ego, iam non ego, vivit vero in me Christus”.


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