Regina del Cenacolo

La devozione alla Vergine Maria in San Pier Giuliano Eymard

San Pier Giuliano Eymard invita i fedeli a fare dell’Eucaristia il centro della loro vita personale e comunitaria. Uno dei più autorevoli studiosi di questo santo, traccia per noi la storia della sua vocazione eucaristica fortemente segnata dalla devozione alla Madonna

Nel 1995, poco prima di Luigi Maria Grignion de Montfort, san Pier Giuliano Eymard è stato inscritto nel calendario liturgico della Chiesa cattolica.

Chi è il padre Eymard? Quale posto la Vergine Maria ha occupato nella sua vita? E quale messaggio ci lascia a questo riguardo?

La sua devozione verso la Vergine Maria si radica nella sua infanzia e si rivela negli avvenimenti legati ad alcuni santuari della Madonna.
 

Il santuario della Madonna del Laus

Il Laus: tenerezza di madre

Il primo santuario in ordine di tempo, e il più caro al suo cuore, è quello del Laus. Situato ad 80 chilometri da La Mure, nella diocesi di Gap, la Madonna del Laus è, dal XVII secolo, un centro di pellegrinaggio per la Provenza e il Delfinato.
All’età di 11 anni, Pier Giuliano vi arriva a piedi, tutto solo, mendicando il suo pane. «È là – scriverà più tardi – che per la prima volta ho conosciuto ed amato Maria». Sua madre, Maddalena Pelorce, non aveva mancato di inculcargli una tenera devozione verso la Vergine e tuttavia l’esperienza spirituale del Laus lo segnerà in maniera indelebile.

Le condizioni di vita dei primi decenni del XIX secolo erano dure, e non meno rudi le forme di pietà marcate da un forte rigorismo giansenista. Al Laus, la Madonna aiuta l’adolescente ad aprirsi all’amore.
A 12 anni, Pier Giuliano fa la sua prima Comunione e manifesta il suo proposito di diventare prete. Ma suo padre si oppone. L’Eymard parte allora per un nuovo pellegrinaggio al Laus dove riceve dal padre Touche la conferma della sua vocazione e l’eccezionale possibilità di comunicarsi tutte le domeniche.

Più determinato che mai, egli si mette ad imparare il latino, da solo, all’insaputa del padre. Nel mese di agosto del 1828, mentre è al servizio di un prete a Saint-Robert, alle porte di Grenoble, egli viene a sapere incidentalmente della morte di sua madre. Si precipita alla cappella dell’ospizio per affidarsi alla Madonna.
«Ho benedetto la Madonna del Laus – scriverà ormai alla fine della sua vita, nel 1865 – e quando morì la mia povera mamma, in quel giorno la presi come madre e ai suoi piedi, nella cappella di Saint-Robert, le chiesi di diventare prete».
«Da allora – scriverà ancora – io ho sempre provato la protezione di Maria in maniera del tutto speciale» (3 settembre 1839).
Qualche tempo dopo, il suo ideale sembra realizzarsi: egli entra tra gli Oblati di Maria Immacolata a Marsiglia. Ma il suo impegno deve essere interrotto per il venir meno della sua salute. Ci vorranno lunghi mesi di convalescenza e la morte del padre perché finalmente, nel 1831, si aprano per Pier Giuliano le porte del seminario di Grenoble.
Nel corso del suo ministero di vicario parrocchiale a Chatte, egli riceverà una grazia particolare al «calvario di Saint-Romans», dove imparerà a «vedere dapprima le cose dal punto di vista della bontà di Dio per l’uomo». È la sua devozione mariana che l’ha condotto a questa visione positiva della vita cristiana.

Le sue attese vengono finalmente realizzate con l’ingresso tra i Maristi nel 1839; ora è un religioso in un Istituto che porta il nome della Madonna. Il padre Eymard compie il suo noviziato a Lione e, da allora in poi, il santuario della Madonna di Fourvière diventerà il luogo privilegiato della sua devozione: vi si reca almeno due volte la settimana.

Fourvière: una chiamata

In uno dei primi ritiri del suo noviziato scrive: «Ho sentito in me il grande desiderio di vivere la vita della Beata Vergine e di meditare continuamente la sua umiltà, la sua obbedienza, il suo amore divino. Domandare la luce dello Spirito Santo attraverso Maria per conoscere la volontà di Dio su di me… per ottenere lo spirito della congregazione marista» (28 agosto 1939). Egli si avvicina non solo alla vita nascosta di Maria a Nazareth ma anche a quella vissuta nella prima comunità di Gerusalemme.
Attraverso questa vita nascosta e sconosciuta – un tema caro al padre Colin, il fondatore – la potenza di Dio si è manifestata in maniera straordinaria. Il padre Eymard assimilerà questa spiritualità e saprà trasmetterla attraverso i suoi molteplici ministeri.

Direttore spirituale nel collegio di Belley, poi superiore a La Seyne, egli forma i giovani ad una confidenza filiale verso Maria ed arruola i più generosi nella Confraternita della Vergine. Nello stesso modo, a Lione, dal 1844 al 1851, egli si dedica ai laici del Terz’Ordine di Maria, col desiderio di formarli ad una vita spirituale solida.
Nel Corpus Domini del 1845, il padre Eymard sente un’attrazione eucaristica assai forte che segna il suo ministero. Il 21 gennaio del 1851, mentre prega a Fourvière, egli riceve l’ispirazione di consacrarsi ad un’opera eucaristica. Scopre allora che l’Eucaristia è il rimedio all’indifferenza religiosa e all’incredulità dei tempi.

Infine, una nuova grazia ottenuta a La Seyne-sur Mer, il 18 aprile 1853, lo conferma nel suo desiderio. Egli orienta dei giovani, si prepara con alcuni preti e laici per creare un’opera eucaristica. In tutte queste cose, egli prende coscienza che è la Vergine Maria a guidarlo verso la nuova vocazione. Quando apparirà chiaramente che l’opera non può essere realizzata all’interno della Congregazione marista e che egli deve lasciare la sua famiglia religiosa, confesserà che è Maria ad aver condotto il tutto.
 

La Madonna del SS.mo Sacramento (C.Luzzi)

Meditando sulla Madonna, nel corso del suo lungo «ritiro di Roma», egli nota in effetti: «A Maria devo la perseveranza, la vocazione e, più di tutto, la grazia del Santissimo Sacramento. Ella mi ha donato a suo Figlio come servitore, suo figlio di predilezione» (11 marzo 1865). E, poco dopo: «Maria mi ha condotto per mano, lei sola, al sacerdozio! Poi al Santissimo Sacramento!» (17 marzo 1865).

Nel Cenacolo, con Maria

Una volta che la sua congregazione è approvata dall’arcivescovo di Parigi, il p. Eymard scriverà a Margherita Guillot per invitarla a unirsi alla sua opera: «Quanto al ramo femminile… noi non vogliamo associarci ad alcuna comunità già esistente, ma formare delle vere adoratrici di Gesù Eucaristia sul modello della Madonna del Cenacolo, che adora e vive accanto al divino tabernacolo» (1856).

La consacrazione a Maria, ha condotto il p. Eymard a consacrarsi all’Eucaristia; da allora egli si apre a una nuova dimensione: da Nazareth al Cenacolo con Maria.
Che sappiamo noi del Cenacolo? La domanda si pone in tutt’altro modo per noi oggi. Ma nel XIX secolo, con una devozione mariana fortemente segnata da rivelazioni private, il padre Eymard poteva immaginarsi Maria che si comunica dalle mani di san Giovanni e in adorazione permanente davanti al tabernacolo. E tuttavia l’intuizione profonda rimane.
Dopo l’Ascensione, Maria ha vissuto in seno alla comunità cristiana. Essa è presente, anche se non è nominata, nella prima comunità di Gerusalemme di cui gli Atti tracciano dei resoconti esemplari: «Essi erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera» (Atti 2,42).

Per soffermarci su alcuni testi del padre Eymard, basterà qui ricordare ciò che egli insegnava alle Ancelle del SS. Sacramento nel loro Direttorio. Maria vi è presentata come madre e maestra di vita: «La grande missione di Maria è quella di formare Gesù in noi, è la madre che si occupa dell’educazione. Onorate in Maria tutti i divini misteri della sua vita come altrettante tappe per giungere al Cenacolo. È la vita di Maria nel Cenacolo che deve essere il modello e la consolazione della vostra esistenza…».
Questa insistenza sul Cenacolo non è solo un ricordo storico ma riveste, nel cammino del padre Eymard, un valore simbolico.
Nel 1864 egli aveva maturato il progetto audace – oggi ci appare insensato – di acquistare il Cenacolo di Gerusalemme per farne un centro di adorazione eucaristica. Nel corso del suo lungo soggiorno a Roma nel 1864-1865 per seguire queste trattative, egli passò nove settimane in ritiro nell’attesa della risposta.
Scoprì così che ciò che davvero importava non era più il santuario del Cenacolo o la creazione di una comunità a Gerusalemme, ma «il Cenacolo in me - la gloria di Dio in me». Con il «dono della sua personalità», voto che fece il 21 marzo 1865, egli ricevette una grazia singolare di cui si trova traccia nella sua meditazione del 23 marzo: «Adorazione della Santa Vergine del Verbo incarnato. Ecco il mio modello, Maria, prima adoratrice del Verbo incarnato. Io ho fatto a Nostro Signore una grande domanda, quella di affidarmi alla Santissima Vergine adoratrice come vera madre, di farmi partecipare… all’atto di adorazione continua che compiva mentre portava il Verbo incarnato nel suo seno».
 

La comunione della Madonna,
tela di C.Luzzi.

Secondo la tradizione, poco prima della sua morte, il primo maggio 1868, inaugurando il mese di Maria al noviziato di Saint-Maurice, vicino a Parigi, il padre Eymard invitò i suoi figli ad onorare Maria sotto il titolo di «Madonna del Santissimo Sacramento». E questa è l’ultima testimonianza della sua pietà mariana.

Il messaggio per noi

Che sappiamo di Maria nel Cenacolo? Come possiamo indovinarlo dagli Atti degli Apostoli, ella era presente in questa prima comunità di Gerusalemme, fedele «nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiere». Ha vissuto nella fede e si è nutrita dell’Eucaristia. Che dire?
A livello della vita sacramentale della Chiesa, Maria ci aiuta a percepire il posto centrale dell’Eucaristia nella nostra vita personale e nella crescita delle nostre comunità. La sua presenza materna a Cana, che si è manifestata con l’ordine dato ai servi «Fate ciò che egli vi dirà», non è senza legame con il comandamento di Gesù quando viene la sua «ora»: «Fate questo in memoria di me».

Al seguito del padre Eymard, noi possiamo domandare a Maria la grazia di scoprire, in una fede sempre più profonda, le ricchezze dell’Eucaristia attraverso la partecipazione sacramentale e la preghiera d’adorazione. Maria ci può dare il gusto dell’interiorità, insegnarci a vivere in comunione con il Signore, a dimorare in lui, per portare molti frutti. Come scrive il cardinal Danneels: «Dio solo sa ciò che passa nel cuore di quegli adoratori in spirito e verità che esprimono il loro amore vegliando per notti intere accanto all’Eucaristia. In queste ore, l’uomo è trasformato da ciò che adora; egli prende parte alla Pasqua del Signore, alla sua morte e risurrezione. Così nasce l’uomo eucaristico, uomo colmo di stupore e di contemplazione, abitato dalla gioia e dalla pace interiore. Così nasce l’uomo mariano, che porta in sé il suo Signore nella fede, uomo visitato da Dio, che irraggia i suoi doni…».

Infine, la Madonna ci rivela la fecondità apostolica di una vita cristiana nutrita dall’Eucaristia e vissuta nella disponibilità quotidiana allo Spirito Santo, con un cuore desideroso di realizzare grandi cose, anche nell’esistenza più modesta. La crescita della prima comunità di Gerusalemme e il vigore del suo slancio missionario non sono estranei alla presenza di colei che possiamo onorare come la «Regina del Cenacolo».
Nella sua enciclica «Redemptoris mater», il Papa evoca in questi termini la presenza di Maria agli inizi della Chiesa: «Essa era presente in mezzo ad essi (i fedeli) come una testimone eccezionale del mistero di Cristo. E la Chiesa era assidua nella preghiera con lei, e nello stesso tempo la contemplava nella luce del Verbo fatto uomo. Sarà sempre così».
Solo la contemplazione può andare al di là di ciò che le nostre parole possono significare o suggerire e, con l’aiuto di Maria, farci penetrare nel cuore del mistero trinitario.

André Guitton


La bella Signora che piange

Nel settembre del 1846, due pastorelli videro una «bella signora» che piangeva sui pascoli della Salette. Contemporaneo della apparizione, il padre Eymard vi ha creduto ed ha difeso questa devozione del suo tempo. Ecco i legami tra quei fatti straordinari e l’«apostolo dell’Eucaristia»


Ecco brevemente i fatti: il 19 settembre 1846, la Madonna si manifestò sotto i tratti di una «bella signora» a due pastorelli, Massimino Giraud e Melania Calvat, sulle chine del Gargas a 1800 metri d’altezza, nel territorio di La Salette. L’apparizione invitò i ragazzini alla confidenza, annunciò loro i mali che dovevano sopraggiungere, li esortò alla conversione e alla preghiera, alla santificazione della domenica e alla penitenza e domandò che il suo messaggio fosse trasmesso «a tutto il suo popolo».

La sera stessa, i due pastorelli raccontarono – prima alla frazioncina di Ablandens e poi a La Salette – ciò che era loro accaduto. La notizia si diffuse in un battibaleno, provocando adesione e conversione insieme con scherni e rifiuti.
A quel tempo il padre Eymard era marista. Risiedeva a Lione dove esercitava la carica di Visitatore generale, primo aiutante dunque di padre Colin. Egli fu informato dell’avvenimento attraverso la stampa, ma anche da sua sorella Marianna e, certamente, da molti altri con cui era in relazione epistolare. La prima testimonianza d’Eymard sulla Salette la troviamo in una lettera che egli indirizza a sua sorella il 13 dicembre del 1846. «In pochi giorni, tutta Lione non parla che di questi avvenimenti. E da qualsiasi parte non ci si occupa d’altro che de La Salette».

Quasi subito, dopo essersi debitamente informato, il padre credette nella veracità dell’apparizione. «In quanto a me e alla nostra comunità – aggiunge – noi abbiamo creduto alla cosa». E sottolinea l’evidenza del messaggio di La Salette aggiungendo: «C’è tanto male!».
 

Il Santuario de La Salette

Originario di La Mure d’Isère – La Salette non è che a 25 chilometri da La Mure – sacerdote della diocesi di Grenoble, il padre Eymard si era informato da buone fonti. Egli conosceva l’abbé Mélin, parroco di Corps, l’abbé Cat, arciprete di La Mure e quel padre Rousselot, suo antico professore al seminario di Grenoble, che diventerà il responsabile ufficiale dell’inchiesta sui «fatti de La Salette». In seguito, infine, lo stesso p. Eymard incontrerà uno dei veggenti, Massimino, e si intratterrà con lui.

«Quanti buoni frutti»

Il 19 settembre del 1851, il vescovo mons. De Bruillard pubblicò un decreto dottrinale in cui riconosceva la verità dei fatti di La Salette e autorizzava il culto pubblico sui luoghi dell’apparizione. L’anno seguente poi, lo stesso prelato lanciò l’iniziativa per la costruzione di un santuario e la creazione di una nuova congregazione, i Missionari de La Salette.
Il padre Eymard è in profonda sintonia con il giudizio di mons. De Bruillard. Quando gli capiterà di incontrare dei detrattori – tra di essi il suo amico il Curato d’Ars e mons. Depéry vescovo di Gap – egli farà pesare la sua autorità per affermare il carattere soprannaturale dei fatti de La Salette.
Senza esitazioni, il padre Eymard si fa promotore del culto della Madonna de La Salette. Così nelle sue lettere ci sono accenni all’acqua de La Salette che egli non solo si procura (venti litri!) ma anche distribuisce personalmente; non di raro, poi, raccomanda all’attenzione di sua sorella a La Mure alcune persone in pellegrinaggio verso La Salette. Ma ci sono soprattutto gli accenni agli avvenimenti straordinari, alle guarigioni miracolose ottenute in risposta alle preghiere innalzate in onore della Madonna de La Salette.

La prima in ordine di tempo riguarda Margherita Guillot. Terziaria di Maria, diretta spiritualmente dal p. Eymard, questa donna Lionese di fragile costituzione lavorava con le sue sorelle in una stireria di piazza Bellecour, a Lione. Il 30 maggio del 1848, dovette mettersi a letto e il suo stato di salute s’aggravò a tal punto che il 30 agosto il p. Eymard le amministrò l’estrema unzione e il viatico. Il giorno successivo egli cominciò una novena di preghiera alla Madonna de La Salette.

L’8 settembre, mentre il p. Eymard celebrava la Messa nella cappella del Terz’Ordine, a Margherita ritornarono le forze: si alzò dal letto, si vestì da sola (cosa che, negli ultimi tempi, le era stata impossibile), e cominciò a camminare. Ritornate dalla Messa, le sorelle non potevano credere ai loro occhi: Margherita era guarita! Essa promise di fare un pellegrinaggio di ringraziamento a La Salette. Così il giorno successivo, il 9 ottobre, essa lasciò Lione con due delle sue sorelle; fece sosta a La Mure, in casa Eymard. Poi il 12, si inerpicò sulla montagna a dorso di mulo e ne ridiscese a piedi. «La poca fatica che mi era restata, è ormai completamente scomparsa» nota qualche giorno dopo.
Il padre Eymard attese l’8 dicembre per trasmettere al parroco di La Salette una relazione della guarigione con l’attestazione del medico curante, il dottor Berlioz. In seguito Margherita Guillot si associerà al padre Eymard nella fondazione della congregazione delle Ancelle del SS.mo Sacramento.
Dieci anni più tardi, in una lettera indirizzata alla signorina De Brissac, l’Eymard fa il racconto di un’altra guarigione miracolosa avvenuta nel settembre del 1858; guarigione che ebbe per protagonista una donna di trentuno anni – che non poté essere identificata – guarita istantaneamente alla semplice invocazione della Madonna de La Salette quando ormai era creduta da tutti morta. L’indomani mattina la miracolata si comunicava alla messa delle sei, dalle mani del padre Eymard.

Qualcosa di simile capitò, poco tempo dopo, a Adèle Julhien di Marsiglia che, spossata dalla malattia, fu ricoverata in un ospedale di Parigi. Era ormai rassegnata all’inevitabile quando il p. Eymard, venutolo a sapere, le consigliò di fare una novena alla Madonna de La Salette. Nonostante il suo scetticismo la donna acconsentì. Il terzo giorno essa fece l’atto di affidamento alla Vergine Maria; il nono giorno, dopo la comunione, si alzò in piedi e riprese la sua abituale attività. Era guarita. Era il 25 ottobre. Proprio lei, che aveva rifiutato i fatti dell’apparizione, guadagnò alla nuova causa quasi tutta Marsiglia.
Il padre Eymard racconterà di questa e di altre grazie particolari, nel corso dei suoi pellegrinaggi a La Salette e soprattutto in occasione delle predicazione che dovette tenervi.

Il difensore de La Salette


L’apparizione de La Salette fu contestata fortemente. La stampa liberale o anticlericale si impossessò dell’avvenimento per negarlo in nome del razionalismo o per farsene beffa. In ciò niente di straordinario.
Ma ci furono altri oppositori, quelli che il padre Eymard chiamò i «saggi ecclesiastici». Essi non ammettevano che la Madonna avesse potuto apparire «a quei ragazzi», intendendo con ciò i due veggenti poveri e ignoranti.
Nelle loro fila bisognerà notare la singolare presenza del Curato d’Ars e di mons. Depéry, vescovo di Gap.

È ben conosciuto l’irraggiamento spirituale di Giovanni Maria Vianney, il «mitico» Curato d’Ars. Nel mese di settembre del 1851, Massimino fu condotto ad Ars per incontrarlo. Aspramente rimproverato da don Raymond, viceparroco del santo Curato, Massimino rispose in maniera ambigua alle domande poste dal Vianney.

A partire da questo incontro, il Curato d’Ars rifiuterà di benedire immagini e ricordi de La Salette. Naturalmente la cosa conobbe un’eco considerevole e quanti si opponevano a La Salette non si fecero scrupolo di sfruttare l’accaduto a loro vantaggio.

Il padre Eymard che si era intrattenuto con Massimino a Lione mentre costui ritornava da Ars, non poté trattenersi dallo scendere in campo. La sua corrispondenza con il vicario generale di Grenoble, il padre Rousselot, è rivelatrice a questo proposito. Eymard ricorda i fatti e non si sottrae dal dare un giudizio severo sul suo santo amico:
«Il Curato d’Ars dice il sì e il no; mi sembra che, in questo caso, si dia troppa importanza all’opinione del signor Curato d’Ars. Essa invece è assai ordinaria in rapporto alla cosa da giudicare; anzi, spesso è carente sotto il profilo del giudizio critico» (lettera del 6 marzo 1851).
 

Guppo statuario della
Madonna de La Salette.

Nel 1857 la signorina Julhien, la miracolata di Marsiglia, si recò ad Ars. Senza averla mai incontrata prima, Giovanni Maria Vianney la salutò in questi termini: «Ah, cara figlia mia, voi siete stata guarita dalla Madonna de La Salette!». Il Curato d’Ars aveva indovinato la sua guarigione miracolosa! «È il padre Eymard che vi ha fatto fare questa novena e che vi ha ottenuto il miracolo. È un santo». D’ora in avanti il Curato d’Ars sarà liberato dai suoi tormenti a proposito della Madonna de La Salette e non avrà difficoltà a riconoscere i favori ottenuti in questo santuario.

Alla morte di mons. de Bruillard, gli oppositori dell’apparizione vollero riaprire il processo con il suo successore, mons. Ginoulhiac. Il loro capofila, M. Cartellier, pensava addirittura di fare appello al Papa.
Il vescovo di Gap, in occasione di una sua visita a Roma nel giugno del 1854, si dedicò ad una campagna di denigrazione riguardo a La Salette. Non solo: quando Cartellier ebbe redatto la sua «Memoria al Papa», egli la annotò personalmente prima di consegnarla al cardinale De Bonald, arcivescovo di Lione, perché fosse trasmessa a Roma. Lo stesso cardinale, il 29 luglio, informò mons. Ginoulhiac di questo ricorso.
Il padre Eymard, informato della cosa a La Seyne-sur-Mer dove era superiore del collegio Santa Maria, scrisse al suo amico Rousselot. Gli ricordò i servigi che aveva reso in favore del santuario de La Salette. Sopratutto gli rivelò la campagna d’opinione provocata da mons. Dupéry, «che ha perso la confidenza del suo clero e ha perso pure la testa», notava di passaggio. Egli spingeva Rousselot a recarsi subito a Roma per ristabilire la verità dei fatti.

Costui prese la strada di Roma il 29 luglio 1854. Roma rinunciò ad invalidare il giudizio di mons. de Brouillard. La memoria fu rinviata a Grenoble e, il 4 novembre 1854, mons. Ginoulhiac pubblicò un decreto che dirimeva la questione de La Salette in maniera definitiva.

Sulla «santa montagna»

Il 18 agosto del 1852, il padre Eymard si recava a La Salette per la prima volta. Abbia egli atteso il giudizio del vescovo per unirsi ai pellegrini o sia stato impedito dal potervisi recare prima, non si sa. Ciò che è certo è che la sua gioia è grande. Con il fervore che gli si conosce, egli scrive sull’album dei pellegrini: «Se non avessi la fortuna di essere marista, chiederei al mio vescovo – come la più grande delle grazie – di consacrarmi corpo e anima al servizio della Madonna de La Salette! Ho avuto la fortuna di proclamare per primo, a Lione, il fatto miracoloso dell’Apparizione. Sono felice oggi di venire a baciare con amore e riconoscenza questa terra benedetta, questa montagna di salvezza».
Sua sorella Marianna e Annette Bernard lo accompagnavano. Da allora, quando le circostanze glielo permisero, egli ritornò sempre con gioia a visitare il luogo dell’apparizione. Nel 1853 iniziarono i lavori della basilica e della locanda per i pellegrini. Egli poté seguirne lo sviluppo.

Nel 1863, ritornando da Roma dove aveva ottenuto il decreto di approvazione della congregazione dei padri Sacramentini, il padre Eymard fece dapprima tappa al Laus e poi salì a La Salette. «Sono passato per le Alpi – scrisse il 14 luglio –. Eccomi a La Salette, ai piedi della Santa Vergine. Dieci anni fa venni a confidarle il progetto della nuova Congregazione; è giusto perciò che oggi venga ad offrirle il primo frutto».
Tra i tanti pellegrinaggi dal padre Eymard a La Salette, ricordiamo i due che vi compì, a qualche settimana di distanza l’uno dall’altro, nel corso dell’estate del 1865. Sua sorella era gravemente malata e il p. Eymard passò un mese presso di lei per assisterla e riconfortarla. Dopo di che credette di dover ritornare a Parigi, ma il progressivo aggravarsi della malattia lo ricondusse a La Mure. Nel corso di questi due soggiorni, il p. Eymard salì a La Salette per affidare sua sorella all’intercessione della Madonna.

La cronaca del santuario conserva tracce di queste visite. A quella data, la costruzione della basilica era terminata, almeno nel suo insieme. La sera del primo agosto, il padre Eymard è invitato a rivolgersi ai pellegrini: egli li esorta ad accogliere il messaggio della Madonna e, per sviluppare la loro confidenza nell’intercessione di Maria, racconta la guarigione di cui aveva parlato nella sua lettera alla signorina De Brisac. La sua parola impressionò gli ascoltatori.
Nuova predicazione quando il padre Eymard ritornò a La Salette l’11 settembre. Attraverso una argomentazione solidamente costruita, egli mostrò come il messaggio de La Salette è una denuncia dei tre flagelli della società: il razionalismo, il sensualismo e il materialismo. Nelle sue parole esortava ad accogliere il messaggio della Madonna che invita alla fede, alla penitenza, alla preghiera e alla vita cristiana. Egli concludeva la sua esortazione con il racconto della conversione di un incredulo con il ricorso alla Madonna de La Salette.

Un posto privilegiato

Questi fatti sottolineano anche i legami di stima e di amicizia che egli intrattenne con i primi Missionari de La Salette.
Dal 1846, l’avvenimento de La Salette occupa un posto privilegiato nella vita del padre Eymard. A tal punto che si è ipotizzato un legame con la sua missione di fondatore. È vero? E se sì, in quale misura?
Bisognerà anzitutto ricordare che il padre Eymard ha sempre manifestato una devozione particolare verso la Madonna, devozione espressa con le visite a numerosi santuari. Basti pensare alla Madonna del Laus, a quella della Guardia di Marsiglia, all’Osier, al santuario lionese di Fourvière, alla Madonna delle Vittorie a Parigi…

D’altra parte, negli anni di vita del p. Eymard, la Madonna appare in Francia per tre volte: nel 1830 alla Rue du Bac a Parigi, nel 1846 a La Salette e, infine, a Lourdes nel 1858. Di quest’ultima non troviamo traccia nella corrispondenza del p. Eymard. Egli non ignora la Rue du Bac, e ne distribuisce volentieri le medaglie (la Madonna con le mani aperte sul mondo) ai suoi ragazzi che devono fare la prima comunione. Ma la Salette occupa un posto a parte.
Perché? Senza dubbio gioca un ruolo importante la prossimità dei luoghi. Egli è fiero della fede dei suoi conterranei, ma se crede alla veridicità di certi fatti, è perché si è informato. Ha incontrato Massimino.
L’Apparizione aveva utilizzato il dialetto della regione di Corps e il padre Eymard lo capiva bene. Come abbiamo visto, attende il giudizio del vescovo per recarvisi in pellegrinaggio. Ma da allora in poi la Salette sarà, per lui, inseparabile dal Laus.

Ma che legame c’è – se c’è – tra la Salette e la sua missione di fondatore? In realtà, nei diari dei suoi «Ritiri», il p. Eymard cita Fourvière e La Seyne come luoghi legati alla sua grazia di fondazione. Significa allora che la Salette non ha alcuna incidenza sulla sua vocazione di fondatore? Ricordiamo che nel 1863 egli va a rendere grazie a La Salette e al santuario del Laus per la realizzazione del progetto che aveva concepito dieci anni prima. Il legame, come si vede, c’è ma è inserito in un contesto più ampio. Noi sappiamo che la vocazione specifica del p. Eymard nasce da una presa di coscienza dei bisogni pastorali della sua epoca. Il suo ministero a Lione, le sue missioni parrocchiali, specialmente quella di Châlon sur Saône nel 1851, gli rivelano quella indifferenza religiosa che si spande in maniera inarrestabile, come scrisse a Tholin-Bost il 17 ottobre 1851.

In questo contesto, egli accoglie il messaggio de La Salette come una chiamata profetica che denuncia i peccati del suo tempo ed invita vigorosamente alla conversione. Pensiamo alla santificazione della domenica, al rispetto del nome di Dio, alla penitenza durante la quaresima, alla preghiera.
Il p. Eymard è ugualmente sensibile all’annuncio dei mali che stanno per abbattersi su quella società industriale nascente, così fiera delle sue conquiste ma così poco attenta all’uomo e alla sua dignità. Nella sua corrispondenza, il p. Eymard parla delle epidemie, della carestia, della mortalità infantile.
Il messaggio della Madonna de La Salette ha sostenuto il padre Eymard nella presa di coscienza dei bisogni spirituali del suo tempo e i suoi pellegrinaggi appaiono come una risposta agli appelli della Vergine Maria. Quale gioia quando apprende che il Santissimo Sacramento, in certe circostanze, è esposto all’adorazione dei fedeli nella basilica sorta sulla santa montagna…

Per concludere, si potrà dire che La Salette è stata un avvenimento nella sua vita che viene ad aggiungersi alla sua devozione verso la Madonna del Laus. A partire dal 1852, nella devozione di san Pier Giuliano i due santuari sono legati. Come se il messaggio trasmesso a Benedetta Rencurel fosse riattualizzato attraverso quello di Massimino e Melania.
Sul suo letto d’agonia a La Mure, in quel primo agosto 1868, nella speranza di una guarigione, si passò attorno al corpo del p. Eymard una cintura benedetta al santuario della Madonna del Laus; ed è tenendo nelle sue mani una statuetta della Madonna de La Salette che egli rese la sua anima a Dio.

André Guitton


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